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TROVALE LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA, LA COALIZIONE DI PACE SE NE TORNA A CASA.

 

 
  Quello che gli ultimi marines si sono lasciati alle spalle è uno Stato instabile, pieno di milizie, corruzione, fame e, d’ora in poi, vista l’assenza di truppe ufficiali, un Paese che non farà più notizia.

   Nuove opportunità di lavoro. Le truppe statunitensi si stanno ritirando dall’Iraq, tutte le maggiori compagnie cercano ora nuovi contractor che si occupino della sicurezza a Baghdad. Sono subito disponibili 300 posti nella Green zone, cliccate qui per fare domanda». è comparso qualche settimana fa sul sito jobs online, quando si è diffusa la voce che i marines, finalmente, se ne vanno dall’Iraq e che serviranno nuovi mercenari a prenderne il posto, forniti dalle solite Blackwater, Idm, e così via (tutte già tristemente note per i casi di tortura, traffico d’armi e droga, e brutalità sulla popolazione irachena).
 
   Un ritiro in fretta, e in anticipo. L’aveva promesso il presidente Barak Obama poco dopo la sua elezione, durante un fatidico discorso nel 27 febbraio 2009 di fronte alla base marine di Camp Lejeune nel North Carolina, che il 31 agosto 2010 sarebbe stato per gli Stati uniti d’america il giorno del ritiro degli ultimi battaglioni di combattimento dell’esercito regolare dall’Iraq post Saddam Hussein.
 
  La guerra in Iraq è di fatto finita, per giunta con due settimane d’anticipo rispetto alla scadenza ufficiale. Sono passati sette anni da quel 20 marzo 2003 quando circa 125 mila soldati, sotto l’egida dei marines di Washington, entrarono in Iraq dichiarando guerra al regime baathista. Per l’allora residente George Bush, assumere il controllo dell’Iraq era la più urgente delle priorità: voci (poi rivelatesi false) di armi di distruzione di massa in mano al dittatore Saddam, instabilità del terzo paese più ricco di petrolio al mondo; ogni genere di ragioni vennero messe sul piatto per creare la coalizione internazionale che mosse guerra a Baghdad, inaugurando una sporca guerra di operazioni malriuscite, media condizionati, villaggi rasi al suolo, torture in carcere e appoggi ai signori della guerra.

  Il bilancio delle vittime
La guerra contro Saddam Hussein è costata la vita a 4733 soldati della coalizione che ha partecipato all'invasione, le perdite maggiori sono state subite naturalmente dagli americani ma in Gran Bretagna si piange la morte di 179 militari. Per quanto riguarda gli iracheni invece il quadro è assai più drammatico. Se nel 2005 il presidente aveva appena accennato a 30.000 vittime, uno studio datato però 2006 della prestigiosa rivista medica inglese Lancet, riportava la cifra agghiacciante di 650.000 morti.

  Un bilancio sul quale è comunque ancora difficile fare luce anche perchè non è stata mai istituita una commissione ufficiale e indipendente che si occupasse della questione. Il sito di politica estera Just Foreign Policy ha tentato un conteggio totale proprio sula base delle previsioni di Lancet, il calcolo arriva all'impressionate numero di 1.288.246 e questo solo fino al 2008.

  fonti:
http://www.terranews.it/news/2010/08/bilancio-di-un-fallimento
http://www.agenziami.it/articolo/6781/Iraq+gli+Usa+dichiarano+terminato+il+conflittoUn+bilancio+di+vittime+sconvolgente

Pubblicato il 28/8/2010 alle 18.4 nella rubrica politica est..

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